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Maggio 2011

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May 31, 2011
May 31, 201148 notes
May 31, 201138 notes
“Ora: è ovvio che si tratti di proporzioni: un uovo marcio non è una revolverata. Ed è altresì ovvio che la metafora che trasforma l’uovo in una P38 vale solo se proiettata come ipotesi futura. Ma, proprio come appare dalle parole di Gasparri, la preveggenza deve anche servire al potere per agire preventivamente; ovvero per reprimere prima che avvenga il reato.
Questa sofisticata articolazione concettuale che mira a usare la violenza con il consenso della stessa popolazione violentata, appartiene all’arte del governare. Sembra uno scherzo, ma a onore della classe dirigente italiana va detto che per trasformare con poche semplici parole un uovo in una pistola alle orecchie di un popolo, occorrono anni di duro lavoro, di propaganda, di menzogne e di omissioni. Perché quelle poche parole risuonino con efficacia, bisogna costruire canali di comunicazione immediati, paradigmi solidi che stimolino rapide risposte irriflessive in una popolazione pavlovizzata da una massiccia creazione di simboli.”
—Il simbolo Cesare Battisti: utile a demonizzare il conflitto sociale. Walter G. Pozzi Paginauno
May 31, 2011
“Il nostro fu un contributo negativo tra i tanti, un piccolo contributo. Rimane il fatto che il nostro approccio alla mitopoiesi si scontrò con la realtà di uno scontro molto più duro. Avevamo evocato la violenza, l’apocalisse, il chiliasmo, facendo gli apprendisti stregoni, e i nostri alambicchi erano esplosi in una pioggia di vetri e liquidi urticanti. E avevamo fatto gli stessi errori che in Q (romanzo anti-apocalittico e anti-chiliastico) avevamo denunciato! Il ‘mito di lotta’ non può essere artificialmente evocato. Deve emergere nel reale, venendo dal basso. Ci deve essere un forte elemento di spontaneità. Così, abbiamo spostato l’enfasi del nostro discorso. Oggi usiamo meno spesso la parola ‘mitopoiesi’, anche perché è un po’ criptica, poco immediata. Ma anche quando la usiamo, ci teniamo a chiarire che non la intendiamo nell’accezione esageratamente letterale di ‘fabbricare il mito’. Noi non facciamo letteratura per fabbricare il mito di lotta. Il compito che ci siamo dati è cercare di penetrare il mito, capire il motivo per cui ha preso forma e, soprattutto, il motivo per cui si è ‘indurito’. Insomma, prendere una narrazione consueta, mal tramandata, essiccata, gettarci sopra un po’ d’acqua e manipolarla, cercare di renderla di nuovo malleabile e lavorabile. Si tratta, se vuoi, di un’etica del mito, un interrogarsi su come mantenere aperto il mito.” —Son soddisfazioni. Altai, la nuova fascetta e altro | Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming
May 30, 2011
Discipline ‘deboli’ e conflitti globali - Infolet – Informatica e letteratura → infolet.it

angeloricci:

Segnalo un interessante studio condotto negli USA sui livelli di retribuzione dei laureati di “primo livello” (BA) in diverse discipline, ivi incluse quelle umanistiche. Naturalmente è possibile criticare il metodo con cui è stata condotta l’indagine, nonché l’ideologia di fondo che la ispira. Tuttavia di primo acchito è interessante notare che: 1) Big Pharma, industria del greggio e telecomunicazioni disegnano lo scenario dell’élite della tecnocrazia attualmente egemone (i laureati in questi tre settori da soli valgono circa i 4/5 dell’intero mercato della lauree “deboli”); 2) non solo le donne, anche nei settori di punta, guadagnano il 30% in meno dei maschi, ma i settori “deboli” ovvero le cosiddette low-paying majors(counseling, social work, education) vedono la più alta percentuale di donne, afro-americani e immigrati.

Questo scenario, per quanto possa apparirci scontato, credo debba far riflettere su molte cose, non solo in USA, ma anche in Italia. Il problema della precarietà, delle rappresentanze sociali e delle relative “debolezze” dovrebbe essere affrontato, forse, come un sotto-problema del problema formativo e culturale. Si capisce da queste cifre perché i governi di tutto il mondo tagliano senza pietà scuola, università, sanità. Lo scenario dei conflitti sociali — cfr. gli indignados di Puerta del Sol, definiti la generazione più colta della storia di Spagna — sarebbe dunque rappresentabile come una contrapposizione fra élite tecnocratiche iperpagate e neo-proleteriato urbano della cultura, dei lavori socialmente utili e dell’insegnamento. Forse non si tratta di tradizionale conflitto di classe, perché qui oltre allo sfruttamento c’è il problema della sovra-istruzione di una massa di persone, ma proprio di ciò si tratta: sarà capace (e se sì a quale prezzo) l’élite tecnocratica globale di far fuori un’intera generazione e riportare indietro di qualche secolo le lancette della storia?

May 30, 20112 notes
May 30, 2011
May 30, 2011258 notes
“In Germania e nei paesi capitalisti,si dice che il Comunismo ha rovinato la Russia; io,da parte mia, credo il contrario: è stata la Russia a rovinare il Comunismo” —Jonathan Little, Le Benevole
May 30, 2011
May 29, 2011113 notes
“Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.” —Pasolini e Foucault: appunti per un «Vite parallele» | Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming (via larottaperitaca)
May 27, 2011
“Una forma senza sguardo è una forma cieca. Ha bisogno di uno sguardo, certo, ma guardare non è semplicemente vedere, e neanche osservare con una maggiore o minore “competenza”: uno sguardo suppone l’implicazione, l’essere-affetti che si riconosce, in questa stessa implicazione, come soggetto. Reciprocamente, uno sguardo senza forma e senza formula resta uno sguardo muto. C’è bisogno della forma perché lo sguardo acceda al linguaggio e all’elaborazione, unico modo, con uno sguardo, di tendere “all’esperimento e all’addottrinamento”, vale a dire una possibilità di esplicazione, di conoscenza, di rapporto etico: dobbiamo dunque implicarci in per avere una possibilità - dando forma alla nostra esperienza, riformulando il nostro linguaggio - di esplicarci con” —Georges Didi-Huberman, L’immagine brucia
May 26, 2011
May 26, 2011
“Benjamin chiama questo fenomeno analfabetismo dell’immagine: se quello che guardate richiama in voi solo dei cliché linguistici, allora siete di fronte a un cliché, e non davanti a un’esperienza fotografica. Se invece vi trovate davanti a un’esperienza di questo genere, la leggibilità delle immagini non sarà appunto più scontata, poiché privata dei suoi cliché, delle sue abitudini: supporrà innanzitutto la sospensione, il mutismo provvisorio davanti a un oggetto visivo che vi lascia disorientati, privi della capacità di dargli senso, forse persino di descriverlo; essa imporrà quindi la costruzione di questo silenzio in un lavoro del linguaggio capace di operare una critica dei propri cliché. Un’immagine guardata bene sarebbe allora un’immagine che ha saputo disorientarci, e poi rinnovare il nostro linguaggio, quindi il nostro pensiero.” —Georges Didi-Huberman, L’immagine brucia
May 26, 2011
May 26, 201134 notes
“There’s a condition called synesthesia. It makes you associate letters with colors, sounds with touch. Imagine reading a book and being constantly awash in a cascade of green and purple, or hearing a guitar chord and feeling it like your lover’s lips against your neck. Why they call it a condition I’ll never know. It sounds more like a blessing. And just goes to prove that even the most basic reality is totally different for each of us.” —Shirley Bellinger (via zool-)
May 25, 20113 notes
Un asciugamano nel cervello: Storie da ristorante → tomoski.tumblr.com

tomoski:

Una delle categorie più strane che ho incontrato nella mia vita, è “l’Affabile Ristoratore Straniero” (ARS).

Solitamente attorno ai 50, prevalentemente di origine asiatica (Cina ed India in testa), l’ARS veste capi comodi adatti al lavoro, ma ama trascorrere l’intera serata intrattenendosi con i…

May 24, 20115 notes
My Top 5 Artists (Week Ending 2011-5-22) → last.fm
May 24, 2011
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May 23, 201131 notes
My Top 5 Artists (Week Ending 2011-5-15) → last.fm
May 20, 2011
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