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Aprile 2011

27 post

Emmanuel Negro: L'Egitto mette fine all'assedio di Gaza. Gaza è libera | mazzetta → emmanuelnegro.tumblr.com

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L’Egitto mette fine all’assedio di Gaza. Gaza è libera | mazzetta

Il ministro degli esteri egiziano ha annunciato che l’Egitto metterà fine all’assedio di Gaza aprendo, entro una decina di giorni, il valico di Rafah a merci e…

Apr 30, 201123 notes
“E qui si presenta un primo e interessante paradosso: ibrida e mutante per natura, la cultura del Sol Levante è all’apparenza quanto di più postmoderno si possa trovare, eppure, come nota Gianluca Coci in Culture del Giappone contemporaneo, in modo simile all’Italia ma per ragioni diverse, il Giappone si è trovato «confuso e impreparato al momento dell’impatto con il postmodernismo». Lo ha scoperto soltanto in un secondo momento, a partire dalla metà degli anni Settanta, ma ancor più nel decennio successivo, quando giovani autori quali Murakami Haruki, Murakami Ryu e Takahashi Gan’ichiro si adeguarono al passo dei tempi. Un motivo centrale del postmoderno è notoriamente l’abbattimento degli steccati tra cultura alta e cultura di massa. Qualcosa di analogo è avvenuto anche in Giappone, seppure con modalità particolari: «Il postmodernismo giapponese possiede una qualità diversa rispetto alla sua controparte occidentale» scrive il critico letterario Karatani Kojin. «Esso è fondato su un procedimento radicale come in Occidente, ma non per questo include quel senso di “opposizione” tanto atavico nel mondo occidentale». Le ragioni per cui il modello dell’antitesi non ha attecchito nell’Oriente più estremo sono molteplici e antichissime. Temi come il travestitismo, l’androginia o l’incesto tornano con grande frequenza nella narrativa giapponese e quasi mai vengono trattati con l’inquietudine morbosa o colpevole più tipica del nostro sguardo.” —IL MANIFESTO
Apr 30, 2011
“Su “Vie nuove” n.40, anno XVII, 4 ottobre 1962, Pasolini racconta nella sua rubrica quel che è successo alla prima di Mamma Roma: «…Il pivello fanatico che, in cima alle scale della galleria del Quattro Fontane, nel silenzio che seguiva la morte di Ettore appena accaduta sullo schermo, mi ha affrontato con l’urlo stentoreo che sapete (“Pasolini, in nome della gioventù nazionale, ti dico che fai schifo”) […] L’ingiustizia dell’iniziativa patriottica è stata largamente compensata dagli incivili schiaffi che ho allentato all’eroe, non appena, sicuro dell’impunità, ha chiuso quella povera bocca di minus habens strillante il nulla. Dovrei vergognarmi di quella mia reazione improvvisa, degna della giungla: sono “partito per primo”, come dicono i tanto disapprovati ragazzacci del suburbio, e gli ho dato “un sacco di botte”. Dovrei vergognarmi, e invece devo constatare che, date le circostanze che mi riducono a questo - a ragionare coi pugni - provo una vera soddisfazione: finalmente il nemico ha mostrato la sua faccia, e gliel’ho riempita di schiaffi, com’era mio sacrosanto diritto.» (Le belle bandiere. Dialoghi 1960-1965, Editori Riuniti, Roma 1977).” —Giap n.3, VIIa serie - Modena! - 2 novembre 2005 (appunto)
Apr 30, 20111 note
My Top 5 Artists (Week Ending 2011-4-24) → last.fm
Apr 28, 2011
Apr 25, 2011188 notes
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Apr 25, 201127 notes
Apr 25, 20112 notes
Nostra Patria è il Mondo Intero. Migranti e Briganti nelle matite di Altan, ElleKappa, Staino, Vauro e Lopez → larottaperitaca.wordpress.com

larottaperitaca:

di Matteo Antonin

«Si sa che un razzista, salvo rari casi di entusiastica spudoratezza, non si considera mai tale. Ritiene invece di avere prove che c’è gente stupida, indolente,…

Apr 23, 20112 notes
Apr 22, 20112,514 notes
“Ci vorrebbe una letteratura popolare: ma chiunque potrebbe obiettare che, prima, bisognerebbe inventarsi un popolo. L’obiezione sembrerebbe valida, perché, in effetti, è evidente, che, oggi più che mai, nessuno di noi si sognerebbe di sentirsi uno del popolo: questo, di fatto, perché viviamo piuttosto nella condizione di pubblico.” —TerraNullius - Editoriale#1
Apr 21, 20111 note
Apr 14, 20111 note
MIA - Majakovskij: a voi (1920) → marxists.org

Gridano al poeta: “Davanti a un tornio ti vorremmo vedere! Cosa sono i versi? Parole inutili! Certo che per lavorare fai il sordo”. A noi, forse, il lavoro più d’ogni altra occupazione sta a cuore. Sono anch’io una fabbrica. E se mi mancano le ciminiere, forse, senza di esse, ci vuole ancor più coraggio. Lo so: voi non amate le frasi oziose. Quando tagliate del legno, è per farne dei ciocchi. E noi, non siamo forse degli ebanisti? Il legno delle teste dure noi intagliamo. Certo, la pesca è cosa rispettabile. Tirare le reti, e nelle reti storioni, forse! Ma il lavoro del poeta non è da meno: è pesca d’uomini, non di pesci. Fatica enorme è bruciare agli altiforni, temprare i metalli sibilanti. Ma chi oserà chiamarci pigri? Noi limiamo i cervelli con la nostra lingua affilata. Chi è superiore: il poeta o il tecnico che porta gli uomini a vantaggi pratici? Sono uguali. I cuori sono anche motori. L’anima è un’abile forza motrice. Siamo uguali. Compagni d’una massa operaia. Proletari di corpo e di spirito. Soltanto uniti abbelliremo l’universo, l’avvieremo a tempo di marcia. Contro la marea di parole innalziamo una diga. All’opera! Al lavoro nuovo e vivo! E gli oziosi oratori, al mulino!Ai mugnai! Che l’acqua dei loro discorsi faccia girare le macine.

Apr 12, 20111 note
SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Fabrizio Corona o il naucrates ductor → larottaperitaca.wordpress.com

larottaperitaca:

di Michele Barbaro

Questa rubrica mensile intende discutere volta per volta la vita e le azioni di personaggi poco edificanti. Persone che suscitano o hanno suscitato scandalo, polemica,…

Apr 12, 20112 notes
Apr 11, 20116 notes
Apr 11, 2011
Apr 11, 201168 notes
9 Aprile, Stati Generali della Precarietà, Sciopero Generale. Prendiamo parola. « Scrittori precari → scrittoriprecari.wordpress.com

Dovremmo provare ad approfondire sul serio come si fa una ricomposizione di soggettività multiple (dai migranti agli “operai della conoscenza”, per esempio), come ci si rappresenta o autorappresenta, se dentro una rete o attraverso altre forme. È il momento di interrogarci su come autonomia e capacità egemonica lavorano sincronicamente, senza che ci si limiti a curare gelosamente il giardino di casa propria, ma piuttosto avendo una visione generale della società. La sinergia è stringente e necessaria, anche se non abbiamo ancora idea di come sviluppare insieme dinamiche di forza efficaci. Se possiamo dichiarare ampiamente superato il concetto di “soggetto unitario”, subordinato alla vituperata “cinghia di trasmissione” di questo o quel partito, resta ancora da capire in che modo si metta in moto la trasformazione del nostro paese. Carlo Formenti nel 2008 scriveva che esiste una simmetria tra l’ «l’impotenza del politico a rappresentare il sociale, (ma anche del sociale a rappresentarsi nel politico!)» ragione per cui ancora oggi «senza classi [non c’è] rappresentazione politica, ma senza rappresentazione politica non c’è rivoluzione (qualunque significato si voglia attribuire al termine)»*.

Apr 9, 2011
9 Aprile, Stati Generali della Precarietà, Sciopero Generale. Prendiamo parola. « Scrittori precari → scrittoriprecari.wordpress.com

La mobilitazione nazionale del 9 aprile, “Il nostro tempo è adesso”, gli Stati Generali della Precarietà, il 1 maggio e la May Day, hanno in comune la volontà di ordinarsi, per necessità, nel paradigma della “condizione precaria”. Anche il 6 maggio, lo sciopero generale, deve essere il momento in cui una condizione d’esistenza generale diventa sapere collettivo: diremo che davanti a questo sistema di governance economico, politico e finanziario siamo tutte/i precari. Lo sono i lavoratori con contratto atipici così come gli immigrati, i ricercatori, gli studenti, le partite Iva; gli intermittenti dello spettacolo e quelli in cassa integrazione; gli stagisti, i disoccupati e gli inoccupati, così come gli operai di Mirafiori e Pomigliano. Ma davanti ad un Stato che ha rassegnato le dimissioni dal compito di tutelare i beni comuni (e in primis il lavoro, come recita l’articolo 1), tutte/i cittadine/i vivono in una democrazia precaria. È quindi proprio nella condizione di vita precaria che si deve fondare una visione del mondo, quindi una politica.

Apr 9, 2011
“A questo punto la categoria di interpretante potrebbe apparire troppo ampia, buona a qualsiasi uso e quindi a nessuno. Tuttavia la sua vaghezza è al tempo stesso la sua forza e la condizione della sua purezza teorica.
La fertilità di questa categoria è data dal fatto che essa ci mostra come la significazione (e la comunicazione), per mezzo di spostamenti continui, che riferiscono un segno ad altri segni o ad altre catene di segni, circoscrivano le unità culturali in modo asintotico, senza mai arrivare a “toccarle” direttamente ma rendendole di fatto accessibili attraverso altre unità culturali. Così una unità culturale non chiede mai di essere rimpiazzata da qualcosa che non sia una entità semiotica, senza peraltro richiedere di essere risolta in una entità platonica né in una realtà fisica. La semiosi si spiega da sola”
—Umberto Eco, Trattato di semiotica generale
Apr 8, 2011
“Boni illustra le pratiche di socializzazione che contribuiscono al mantenimento di una sociopolitica stratificata, con forti disuguaglianze, qual è quella delle società contemporanee. Una sociopolitica che non è tanto o solo repressiva, ma che produce orientamenti di senso euforizzati e altri oggetto di pratiche di disvalore. Si produce un comportamento sociale solo quando riproduce una sociopolitica egemonica che non ammette pratiche alternative e le stigmatizza o sanziona pesantemente. Il dissenso è represso solo in casi estremi, altrimenti viene inibito e depresso. Il conformismo è incoraggiato. Il risultato è una società standardizzata e omogeneizzata, dove il potere è accentrato e pervasivo. Il dominio pubblico del potere si estende in ambiti dove un tempo regnava la consuetudine personale, familiare o comunitaria. Dove le decisioni collettive erano prese in maniera spontanea, transitoria e sperimentale, sempre reversibile.” —Carmilla on line ®
Apr 8, 2011
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