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Dicembre 2011

46 post

“Poiché l’economia non è una scienza ma un’ideologia (lo so: l’affermazione sembra apodittica ma è purtroppo confortata da un enorme numero di evidenze), la frase di Monti potrebbe anche essere tradotta così: «Per distribuire i contributi all’editoria giudicheremo secondo criteri ideologici chi siano coloro che ci sembreranno meritare i soldi». C’è qualcuno in giro che si sente tranquillizzato da un’affermazione simile?” —due colonne taglio basso » Blog Archive » mr. monti e l’editoria (o dell’ideologia neutrale)
Dec 29, 20113 notes
#Monti #quote #tecnocrati
Dec 29, 20112,106 notes
#pics
My Top 5 Artists (Week Ending 2011-12-18) → last.fm
Dec 23, 20110 notes
“Siamo precarie e precari. Nel lavoro. Nel reddito. Nel welfare. Nei diritti. Negli affetti. Nelle tutele. Nell’accesso ai saperi ed ai consumi. Nell’esercizio della cittadinanza. Nei sogni, nel tempo.
Siamo precari e precarie e non lo abbiamo scelto.
Siamo i milioni di collaboratici e collaboratori a progetto, partite iva, interinali, stagiste e stagisti, lavoratrici e lavoratori in affitto.
Siamo il motore di un’economia in crisi ed al contempo i primi soggetti sacrificabili.”
—Perché piange il ministro del Welfare? | Bartleby
Dec 23, 20112 notes
Dec 22, 201111 notes
#makkox #fiducia #senato
“Eppure la nostra presenza sul web e nei social network per “cercarci” e consentire di auto-organizzare una realtà che non ha un’organizzazione propria – come può essere un movimento “dal basso” – è il punto di arrivo di anni in cui abbiamo deciso di smettere di “cedere tranquillamente alla disperazione”. In questo 2011 è diventata visibile quella trasformazione che ci ha reso consapevoli che la nostra posizione nella comunicazione e nel mondo era diversa: potevamo percepirci non più come “oggetti” del potere e dei media ma come soggetti attivi. E potevamo rendere visibile questo mutamento. Blog, siti di social network, wiki eccetera sono lo strumento che hanno permesso di misurarci con questa trasformazione e di sospingerla rendendola più tangibile.” —La persona dell’anno, secondo noi | Apogeonline
Dec 22, 20110 notes
#social network #the protester
Dec 20, 20117 notes
#alcool
Dec 20, 20116 notes
#statistics #lies #correlation #causation
Dec 19, 20111 note
#lord of the rings #sauron
“Potresti invece portare loro una bella confezione di Risiko, questo forse si. Così almeno almeno imparerebbero un po’ di tattica e strategia. Negli ultimi decenni CGIL, CISL e UIL hanno deciso di difendere (male, malissimo) solo una parte dei lavoratori, quella che potremmo definire dei “garantiti”, rinunciando a farsi carico di quelli che efeumisticamente venivano invece definiti “atipici”. Erano convinti che i vari interinali, co.co.co, co.co pro, part time, intermittenti, a tempo determinato, nonchè i migranti, i lavoratori a nero, i disoccupati rappresentassero un’aporia destinata ad essere riassorbita col tempo. Per cui hanno accettato di buon grado il fatto che per loro non fossero previsti gli stessi diritti che invece per gli altri erano “normalità” (ammortizatori sociali, pensione, ferie, tutele sindacali, ecc) scavando essi stessi un solco tra lavoratori stabili e lavoratori precari. Il risultato di questa (sciagurata) scelta strategica è stato quello di veder assottigliate le truppe su cui poter contare, tanto che adesso gli unici “carriarmatini” che possono disporre sul tavolo da gioco si riducono a pensionati e lavoratori a tempo indeterminato, il cui numero, per l’appunto, si riduce ogni giorno che passa. Eppure le “carte obiettivo” del padronato erano abbastanza chiare: erodere quel poco di unità di classe residua, accerchiare le cittadelle nemiche e poi muover all’attacco degli ultimi “garantiti” riportando le “relazioni industriali” a prima del ventennio delle lotte operaie (1960-1980) e imponendo come orizzonte la precarizzazione di massa. Con i sindacati confederali sempre più concertativi, quando non direttamente collaborazionisti, e arroccati a difendere la Kamchatka con sempre meno carriarmatini, il governo della BCE ha avuto dunque gioco facile ad imporre l’ennesima controriforma delle pensioni. E adesso, stando alle dichiarazioni del ministro Fornero riportate ieri dal Corsera, proverà ad attaccare l’articolo 18 e la contrattazione collettiva forte del fatto che, grazie all’insipienza della triplice, sicuramente non troverà le resistenze che invece incontrò Berlusconi solo 8 anni fa, quando scesero in piazza milioni di lavoratori.” —Caro Babbo Natale… «
Dec 19, 20118 notes
#risiko #sindacati #Marx
“La prima è questa: non c’è più la fotografia. La fotografia è scomparsa. Esistono sostanzialmente le immagini; oggi la fotografia è soprattutto un oggetto; è il riquadro di carta sensibile, un oggetto che viene prodotto, venduto, scambiato, e ovviamente anche amato. Questo grande cambiamento è l’effetto della tecnica: il digitale ha cambiato completamente lo statuto della fotografia, e dunque anche lo statuto dell’immagine. Viviamo immersi nelle immagini. Non sono più delle fotografie quelle che ci circondano, che ci appaiono. Questo, credo, è il punto di partenza, una delle frontiere su cui occorre confrontarsi. Comunicare la fotografia, dice il titolo di questa tavola rotonda. Cosa si può comunicare quando in quest’universo le immagini, le immagini in senso lato, sono totalmente dominanti?” —Leggere la fotografia | Doppiozero
Dec 19, 20113 notes
#visual studies #teoria delle immagini #fotografia
“Privatizzare e recintare il mondo dei saperi (nelle loro nuove forme digitali) o percorrerlo liberamente, con equilibri nuovi tra diritti individuali e godimento collettivo? Una domanda che incrocia molteplici questioni: dalle forme e garanzie dell’accesso (divari digitali e culturali) alla tutela dei diritti di autori, produttori e consumatori delle opere, dilatando la discussione dalla gratuità o meno dei contenuti alla certezza della loro disponibilità; una domanda che implica risposte di governance che considerino la conoscenza in Rete come un bene comune e un diritto di cittadinanza, riconoscendone il valore di sistema estensivo del mondo relazionale e informazionale della nostra società.” —I libri, la Rete, la politica | lcblog
Dec 19, 20112 notes
#commons
Dec 17, 20111 note
#makkox
Dec 16, 20115 notes
#mourinho #interistileninisti
“Twitter sta iniziando una fase di socializzazione già sperimentata da altri media e forme di rapporti economici in passato. È un po’ la storia della new economy a dire la verità: l’utenza si allarga da un pubblico “specialistico” – fine conoscitore dei suoi comandi avanzati, usi creativi e netiquette – ad una massa a cui di tutto ciò nulla interessa, per la quale nel migliore dei casi il retweet è fare propria l’opinione del tweet originale.” —Fringuelli, galli nel pollaio e vecchie volpi
Dec 15, 20113 notes
#twitter

autolesionistra:

io proprio non capisco.
forse in una vita precedente è stato un elefante che ha inavvertitamente stiacciato una famiglia di toponi e gli è apparso un buddha pisano che lo ha condannato a reincarnarsi come omo de destra iscritto al pidì.
chi gliel’ha detto a renzi che è di sinistra? è un’idea sua? è una di quelle cose tipo quando da piccolo ti metti in testa la scatola del pandoro e dici che sei mazinga?

Dec 15, 201169 notes
#aforismi
Dec 14, 20114 notes
#ANTIFA
“Possiamo ritrovare tutto questo nella situazione italiana attuale. Il movimento degli «indignati», di carattere essenzialmente social-democratico nonostante l’uso della piazza, si presenta sulla scena armato del codice della legge, scende in strada sventolando la Costituzione, si riempie la bocca di continui appelli all’importanza della magistratura e della polizia. La loro lotta è per il trionfo e per la sovranità della legge liberale al di sopra di ogni cosa, inclusi se stessi. Nella pratica, in effetti, soltanto su se stessi.” —Al di sopra o al di sotto della legge. I movimenti e lo Stato civile di eccezione
Dec 14, 20119 notes
#indignados #stato di eccezione #politics
  • In questi giorni di fiera ho ricevuto molti libri, ho letto molto e ho notato una grande recrudescenza del fenomeno “scrittore de panza” o, per utilizzare un termine più chic, “ombelicale”: lo scrittore, in sintesi, che muove dal sentire personale, scrive in maniera alta, intellegibile a pochi, e costringe il mondo alla circonferenza del suo ombelico, l’ombelico del mondo, appunto, da cui tutto parte e tutto torna.
  • Ammaliati dai colori e dai profumi, dall’era fugace dell’adolescenza così piena di propositi “grandi”, essi disdegnano la narrazione storica, epica e si arroccano sul bello istilo quale forma di spregiudicata altitudine. Leggo questi testi e li trovo così simili a una lettera ricevuta alcuni giorni fa dalla mia banca, sembrano consegnarmi lo stesso messaggio: al popolo non è dato capire, la sovrattassa si paga, non va capita. Il linguaggio “de panza”, infatti, pone automaticamente lo scrittore in un piano di assoluta superiorità rispetto al lettore, ma anche nei confronti della narrazione stessa. Da qui il preludio di termini astrusi che spiazzano chi legge, rendendolo deficiente. E la conseguente scomparsa delle Storie. Le Storie non servono più, c’è la lingua, che crea quella distanza per cui lo scrittore ombelicale va apprezzato e tutelato come fosse una bestia rara, e tramite cui egli stesso può celare e irretire le sue mancanze narrative.
Dec 13, 201112 notes
#epica #popolo
Dec 13, 20110 notes
#the internet was made of cats
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